Su Titano col sottomarino: entro il 2040 la Nasa sulla luna di Saturno

Titano sottomarino

La Nasa punta agli abissi di Titano, la più grande luna di Saturno: entro il 2040 potremmo assistere all’invio del sottomarino Titan e alla perlustrazione dei mari del satellite. In occasione del recente Nasa Institute for Advanced Concepts Symposium 2015 a Cocoa Beach, in Florida, i ricercatori hanno presentato il concept di una possibile missione.

Due anni fa la sonda Cassini della Nasa, inviata su Titano, aveva confermato la possibilità che le zone liquide del satellite potessero essere laghi ricchi di idrocarburi. Un documento reso noto dagli scienziati della missione Cassini aveva dimostrato infatti la presenza di blocchi di ghiaccio di idrocarburi, potenzialmente in grado di ricoprire parte della superficie dei laghi e dei mari esistenti su Titano.

Il corpo celeste si presterebbe ad una missione di questo tipo: infatti, più grande del pianeta Mercurio, è l’unica luna con un’atmosfera adeguata, in quanto questa è composta prevalentemente da azoto e metano ad una pressione una volta e mezzo quella della Terra. Ma le difficoltà non mancano, anche se la Nasa sostiene di averle previste e di essersi premunita.

Innanzitutto la gravità è bassa, in quanto appena il 14 per cento di quella terrestre e più bassa del 15 per cento di quella della nostra stessa Luna, ma, se il Kraken è profondo come alcune teorie indicano, tenendo conto della composizione e della temperatura dell’atmosfera del corpo celeste, potrebbero esserci problemi perché a grandi profondità l’azoto in cisterne di zavorra potrebbe condensare in un liquido, e questo potrebbe portare ad un’improvvisa perdita di galleggiabilità.

Per questo motivo, i serbatoi proposti dai ricercatori utilizzano un pistone per consentire di espellere liquido, invece di basarsi sulla pressione dell’aria come in un sottomarino convenzionale. Ma anche la necessità di dover raccogliere un’enorme mole di dati rende la progettazione di un simile veicolo piuttosto complessa.

Titano sottomarino1

“La trasmissione diretta di un’incredibile quantità di dati a circa 1 miliardo e mezzo di chilometri (9 volte e mezzo la distanza Terra-Sole, Ndr) richiede una grande e potentissima antenna, oltre ad un adeguato posizionamento […] – spiegano i ricercatori - La struttura esige inoltre l’alloggiamento adeguato di grandi serbatoi per un adeguato margine di galleggiabilità e stabilità in superficie”.

L’idrostatica d’altronde non aiuta: la densità del liquido che potrebbe essere incontrato, di tipo idrocarburico, è infatti di molto superiore a quella dell’acqua sia dolce che salata della Terra. Poiché, come afferma il principio di Archimede, un corpo galleggia se la sua densità è inferiore a quello del liquido, il design prevede una composizione ricca in etano, che dovrebbe assicurarne la galleggiabilità.