Smartphone Apple e Android spiati dall'Nsa?

La Nsa è in grado di accedere ai dati personali dagli smartphone, inclusi BlackBerry, i dispositivi che usano Android e l'iPhone. Lo rivelano nuovi documenti divulgati da Edward Snowden, la talpa del cosiddetto 'Datagate' statunitense, secondo i quali l'intelligence Usa è in grado di accedere ai dati sensibili contenuti nei dispositivi mobili intelligenti, inclusi i contatti, il traffico sms e le informazioni di localizzazione.

A darne notizie è stato il Der Spiegel, che tiene a precisare come questo non significhi che l'Nsa abbia effettuato un maggiore controllo sugli utenti, ma che queste tecniche spesso sono state usate per intercettare specifici individui.

L'articolo non spiega come il magazine tedesco sia venuto in possesso di questi documenti, definiti 'segreti', ma uno dei suoi autori è Laura Poitras, una regista americana strettamente legata all'ex tecnico della Cia.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi, dopo le indiscrezioni su una presunta cooperazione della Silicon Valley con la Nsa, il New York Times e il Guardian hanno pubblicato nuovi documenti che gettano ulteriori ombre sui colossi del web.

La stessa Nsa e l’omologa agenzia inglese Gchq sarebbero infatti in grado di scardinare i codici criptati della rete a tutela delle comunicazioni internet, riuscendo quindi a vedere in chiaro email, conti correnti bancari ma anche cartelle cliniche e altri dati sensibili.

Secondo il New York Times, le due agenzie di sicurezza sarebbero riuscite a ''violare i sistemi di criptaggio piùsofisticati con cui i gestori dei siti proteggono i dati e le comunicazioni degli utenti''. Grazie all'impiego di supercomputer, Nsa e Gchq ''hanno letto e possono continuare a farlo email, conti bancari, acquisti online, cartelle cliniche, acquisendo ogni genere di dati, anche i piu' riservati'' trasmessi da Internet.

Tra le altre cose, la Nsa avrebbe sviluppato un programma che ''dal 2010 consente di violare le tecnologie di criptaggio con cui sono protette le nostre comunicazioni sulla rete'' e avrebbe speso, soltanto quest'anno, ''254,9 milioni di dollari per il programma 'Bullrun', che ha l'obiettivo di 'influire in segreto' nei sistemi di comunicazione del web, arrivando a modificare gli standard internazionali con cui vengono definiti i sistemi di criptaggio''.

La Casa Bianca, dunque, continua a correre ai ripari e difende il lavoro dei Servizi statunitensi: "L’intelligence non farebbe il proprio lavoro se non cercasse di decriptare i codici usati da terroristi, cybercriminali e altri. E il continuo pubblicare indiscrezioni sull’attività delle agenzie non fa altro che fornire una 'road map' ai nostri avversari sulle tecniche usate per intercettare le loro comunicazioni", ha affermato il direttore dell’intelligence americana, James Clapper.

Fatto sta che dopo le ultime rivelazioni anche Google cerca di porre un freno e tutelare i propri utenti. Per questo Big G sta accelerando nell’attuazione del piano per criptare i fiumi di informazioni che attraversano i suoi data center nel tentativo di fermare la Nsa e le altre agenzie di intelligence.

Prova a rassicurare i suoi clienti anche Yahoo!, lanciando un’operazione trasparenza con la quale pubblica, per la prima volta, il rapporto sulle richieste di dati da parte del governo americano e di altri 16 paesi. Ma i documenti di Snowden fotografano una realtà che gli esperti, oramai, definiscono preoccupante.

Augusto Rubei

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