Robot killer: l’Onu si interroga se fermarli

Robot killer Onu

Robot killer in guerra? L’Onu dovrà decidere se dare uno stop. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è riunita a Ginevra dallo scorso 13 maggio fino a oggi per il primo meeting multilaterale dedicato alle Laws (Lethal Autonomous Weapons Systems), tra cui i robot con licenza di uccidere. Senza autorizzazione umana.

Proprio questo il nodo cruciale delle battaglie anti robot killer, portate avanti da diverse organizzazioni tra le quali l’Ong ‘Human Rights Watch’ e i rappresentanti della campagna ‘Stop the Killer Robots’, una coalizione internazionale costituita nell’aprile 2013 a sua volta a partire da altre associazioni che avevano come obiettivo la messa al bando delle armi completamente autonome.

I robot hanno infatti licenza di uccidere, anche persone, senza l’intervento di nessuno. Naturalmente devono essere programmati, ma se il programma fosse particolarmente “duro”, questi marchingegni potrebbero togliere la vita ad un numero imprecisato di esseri umani. Alcuni li considerano gli eredi dei droni militari, ma a differenza di loro i robot killer non sono comandati a distanza.

Eppure non tutti concordano sulla loro pericolosità. “Mi auguro che i killer robot possano ridurre significativamente le vittime di incidenti durante le operazioni militari, curare in maniera tempestiva i feriti e realizzare interventi pericolosi che i soldati non potrebbero portare avanti” ha dichiarato a questo proposito alla Bbc Ronald Arkin, professore presso il Georgia Institute of Technology.

Tuttavia Arkibn stesso ha poi ammesso di temere che queste armi possano venire gettate in battaglia troppo presto. Viene da pensare che il “troppo presto” possa voler dire che, allo stato attuale delle conoscenze, sarebbe prematuro e molto pericoloso usarle. Ma, al di là di questo, chi assicura che sarebbero programmate in modo saggio? Ammesso e non concesso che programmare un killer sia eticamente corretto a prescindere.