Gambe bioniche robot: realta' in Italia

Gambe bioniche

Con le gambe bioniche si torna a camminare: chi non ha più gli arti inferiori a causa di amputazioni potrà ora essere di nuovo indipendente. Il promettente progetto Cyberlegs, coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dà speranza a mutilati e disabili. 11 volontari hanno già dato risultati positivi.

“L’obiettivo del progetto è di sviluppare un sistema cognitivo artificiale per la sostituzione funzionale delle amputazioni degli arti inferiorisi legge sul sito ufficiale - Cyberlegs mira a trovare metodologie di controllo cognitivo, motivate e convalidate a valle di uno scenario di orto-protesi e di un sistema a gradi di libertà multipli degli arti inferiori, dotato sia di capacità di sostituzione delle prestazioni che di assistenza”.

Il dispositivo, chiamato ‘Active Pelvis Orthosis’, non è solo assistenza alla deambulazione, come altre ricerche precedenti puntavano a realizzare, ma anche e soprattutto un strumento integrato che mira agli aspetti metabolici, energetici e di efficienza cognitiva.

Lo strumento è infatti stato costruito anche diminuendo il carico cardiovascolare e muscolare dell’amputato, per consentire all’utente di utilizzare l’aiuto robotizzato su un’intera giornata base (efficienza metabolica), e non si oppone alla capacità e all’intenzione motoria della persona amputata, che riceve un’assistenza “al bisogno”.

D’altronde la perdita dell’uso delle gambe è considerata un handicap particolarmente grave che può compromettere, oltre alla generale qualità della vita, anche lo stato di salute. Inoltre la principale causa di amputazione degli arti inferiori sono le malattie cardiovascolari, particolarmente diffuse nel mondo occidentale, tra i cui paesi rappresentano la prima causa di morte.

E fra tutte le possibili amputazioni, quelle transfemorali (al di sopra del ginocchio) risultano particolarmente invalidanti, poiché i pazienti che hanno subito tale mutilazione devono sostenere uno sforzo fisico e cognitivo più intenso con un cammino meno stabile, anche quando l’amputazione coinvolge un solo arto. In Europa tali pazienti sono stimati in circa 30 mila ogni anno.

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Il progetto Cyberlegs, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro, ha raggiunto l’obiettivo di testare in via preliminare nuove tecnologie robotiche indossabili per aiutare questa categoria di disabili a recuperare un cammino più naturale ed efficiente, sviluppando applicazioni risultate particolarmente promettenti nelle settimane di test pre-clinici condotti a Firenze.

Il risultato è il prototipo di un’ortesi bilaterale di bacino, di fatto un tutore molto sofisticato, automatizzato e capace di permettere la flessione e l’estensione dell’anca, in virtù di un meccanismo che segue la naturale biomeccanica che consente all’anca stessa di essere sempre allineata con l’asse che garantisce la sua estensione e la sua flessione. Active Pelvis Orthosis funziona a batterie, che garantiscono un’autonomia di tre ore.

La conferenza di presentazione del progetto è in corso da oggi 16 marzo per due giorni  a Firenze, presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi.

Roberta De Carolis

Foto: Cyberlegs

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