OGM: il prossimo potrebbe essere l'uomo per diminuire il suo impatto ambientale

ogm uomo

Ne abbiamo lette di ogni sugli OGM: fragole incrociate con merluzzi per resistere al freddo, “lana ragnina” prodotta da pecore incrociate con i ragni, mais che secerne insetticidi perché incrociato geneticamente con un batterio. E poi ricerca spinta che vorrebbe polli senza encefalo o suini quadrati.

Davvero di ogni, ma la ricerca fino ad oggi, se pur scadendo a volte nell’horror a volte nella fantascienza più che scienza, non aveva mai contemplato l’idea di modificare geneticamente l’uomo per diminuirne l’impatto ambientale. Già, questa volta non è in forse l’integrità biologica naturale per favorire l’uomo, ma il contrario. Un pèrofessore di Bioetica e Filosofia alla New York University, S. Matthew Liao, lancia l’idea di cominciare a piegare l’uomo alla natura e non viceversa.

Lo stimato professore suggerisce l’idea di modificare l’uomo, attraverso la bioingegneria, in senso fisico e comportamentale per ridurne l’impatto sull’ambiente. Un uomo medio di statura ridotta consumerebbe molto meno in termini di risorse alimentari e idriche. E perché non rendere tutti gli uomini “intolleranti” alla carne? niente più allevamenti intensivi o meno, niente più acqua per annaffiare campi per far mangiare animali, niente più farmaci per la crescita. Non male. Ma cos’altro avrà in mente il orof?

Ebbene, abbassare i tassi di natalità, potenziare la vista per lavorare al buio consumando meno energia luminosa, somministrare su larga scala farmaci che inducano a comportamenti di altruismo ed empatia. La comunità scientifica si è mostrata fin da subito “molto distante” dalle proposte, un po’ provocatorie forse, dell’emerito Insegnante. Ma è pur vero, forse tristemente per gli animalisti, che quando uno scienziato ha parlato di polli privati della corteccia cerebrale per attenuare le sue percezioni sensoriali (in modo che possa essere allevato nelle condizioni di affollamento senza tanta sofferenza mantenendo intatto il tronco encefalico in modo da permettergli la crescita) non c’è stata la stessa eco dissonante.

Qual è il punto? Va bene qualunque nefandezza su animali e vegetali (e conseguenti effetti più o meno noti sul sistema “terra” e sull’uomo) e non va bene se a cambiare è l’uomo? Dov’è il confine etico? Si può fare di tutto su tutto ma non su noi stessi? Troppi quesiti, poche certezze, tanti interessi. Speriamo di non dover ricorrere mai ad estremizzazioni simili.

Andrea Pallini

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