Uomo su Marte: i primi candidati per il viaggio senza ritorno

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L'idea di mandare l'uomo su Marte sta prendendo forma. E si è “materializzata” nel progetto di Mars One, una organizzazione non-profit che intende stabilire una colonia umana permanente su Marte, entro il 2023.

Da quando si è iniziato a ricevere le domande, almeno 165 mila adesioni (una cifra sorprendente, considerando che il limite minimo di età imposto era di 18 anni), con una fluente conoscenza della lingua inglese, il progetto è andato via via trasformandosi in una possibile realtà. E, per quanti ancora volessero tentare, si sappia che gli unici requisiti richiesti sono adattabilità, curiosità, capacità di fidarsi, creatività ed intraprendenza.

Poche decine di questi “aspiranti marziani” si sono riuniti a Washington per il "Million Martian Meeting". Un gruppo di quattro candidati ha risposto alle domande del pubblico sul perché volessero intraprendere un così pericoloso e ignoto viaggio verso il pianeta rosso e, cosa ancor più terrificante, senza alcun biglietto di ritorno.

Si chiamano Aaron, Leila, Austin e Joseph i quattro ragazzi che non temono una simile avventura. Aaron Hamm ha 29 anni ed è un direttore d'albergo, ma andare su Marte è "letteralmente qualcosa che ho sempre voluto fare", ha detto durante la conferenza. Leila Zucker, di 45 anni, è un medico di pronto soccorso ed è sposata. "Da quando ero una ragazzina, tutto quello che volevo era essere un medico e fare viaggi nello spazio", ha dichiarato la stessa Zucker. Ha anche composto una canzone sulla sua aspirazione, un misto di sogni tra le stelle e smania di realizzarlo. Austin Bradley ha 32 anni, è uno studente di fisica ed ex analista e paracadutista per l'esercito degli Stati Uniti. E ne è convinto, prima o poi riuscirà a realizzare il suo obiettivo. "Ho sempre voluto fare domanda alla Nasa" e chissà che qualcuno non lo noti davvero. Infine, Joseph Sweeney, di soli 24 anni ed il più giovane del gruppo. Anche lui è uno studente e, come lui stesso dichiara, “mi sento come se fossi nato sapendo che volevo viaggiare”.

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Tuttavia, una missione di questo tipo comporta non pochi rischi. Anche se non impossibile, alcuni aspetti la rendono quasi irrealizzabile. Persino il fatto che si stia reclutando gente senza alcuna esperienza o formazione lascia parte molte domande. E poi ci sono il lancio, il lungo viaggio, l'atterraggio. Sembra tutto piuttosto difficile da compiere e questo ancor prima di dover iniziare a vivere sul Pianeta Rosso.

Ad ogni modo, i partecipanti sono stati adeguatamente messi in guardia circa il tipo di rischi cui vanno incontro e che devono essere disposti a dover affrontare. "Finché c'è una piccola possibilità di fare qualcosa di grande, penso che valga la pena il rischio", ha dichiarato lo stesso Sweeney, ammettendo che sarebbe andato su Marte anche con una possibilità su 100 di (sopra)vivere per 2 anni. Mentre Bradley e Hamm hanno affermato che sono disposti a far fronte alle piccole situazioni e difficoltà dell'ignoto. “È stato da sempre un viaggio di sola andata", ha detto tranquillo Bradley.

E voi, cosa ne pensate? Sareste disposti ad intraprendere un simile viaggio ad alto rischio e, come se non bastasse, con la consapevolezza di non poter più tornare?

Federica Vitale

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