Skype: in Cina e' intercettato

Skype Cina

Skype in Cina è sotto l’occhio di un Grande Fratello. Sembra infatti che, digitando in chat alcune parole o espressioni “spia”, venga allertato un sistema di controllo governativo ed eventuali tracciamenti. La scoperta è opera di Jeffrey Knockel, 27enne laureato in Informatica presso l’Università del New Mexico.

Siamo in parte abituati a sentir parlare di censura in Cina, e in questo caso specifico le parole che fanno scattare l’allerta non sono neppur criminose in sè, ma apparentemente innocue, come “Amnesty International”, “Bbc News”, “Medici Senza Fronterie”, “Tiananmen”, che in realtà evoca la famosa protesta guidata da studenti, intellettuali e operai del 1989.

Nel grande paese asiatico in realtà non esiste Skype come lo conosciamo noi, ma una versione modificata nata da Tom Online, una joint-venture dell’azienda cinese Tom Group nella quale anche Microsoft è un partner, seppur minoritario. Tale versione risulterebbe conforme ai dettami del governo cinese, che aveva già bloccato la versione standard di Skype per iOS e Android, impedendone la comparsa sui rispettivi negozi online, allo scopo di chiudere ogni possibile accesso al web occidentale.

Skype ha concesso alla Tom Online di accedere direttamente al codice sorgente del programma per modificarlo secondo le direttive governative cinesi. L’obiettivo doveva però essere quello di assicurare il supporto e la compatibilità con la rete Internet cinese, senza permettere contatti con il mondo esterno.

Secondo Knockel tuttavia, la censura di Tom Online può colpire solo le conversazioni effettuate nelle chat, quindi come testo, non sulle chiamate e videochiamate, anche se in realtà questo sarebbe ancora da dimostrare. E in ogni caso il controllo dello Skype cinese riguarda gli utenti di tutto il mondo, perché se un utente cinese è in conversazione con qualcuno nell’altro capo del pianeta, il Grande Fratello asiatico scatta sempre, non appena uno dei due digita qualche parola della black-list.

Il governo cinese potrebbe aver attivato questa misura anche per tracciare le persone che nelle chat utilizzano termini passibili di reati come pedopornografia, traffico di droga o atti di cyberbullismo, ma parole come “Amnesty International” e “BBC News” destano qualche perplessità.

Microsoft, dal canto suo, coinvolta nella vicenda non solo come partner della joint-venture ma anche come proprietaria di Skype dal 2011, avrebbe dichiarato di volersi impegnare nel chiarire e risolvere la criticità.

Roberta De Carolis

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