L'Ue boccia l'Acta

censura

L’hanno chiamata “Il trionfo della democrazia” la bocciatura che i parlamentari europei hanno riservato lo scorso 4 Luglio all’Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), l’accordo commerciale volto a contrastare la contraffazione e la pirateria informatica per tutelare il copyright e le proprietà intellettuali legate alla rete. E sono stati in molti a dire no: 478 contro gli appena 39 sì, oltre a 165 astensioni.

Per la prima volta il Parlamento Europeo ha esercitato le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali. In questo caso il supremo organo legislativo europeo non poteva emendare la proposta di legge: poteva solo approvarla o respingerla. Il no implica che non solo l’Unione Europea ma anche gli Stati membri singolarmente non potranno approvarla in futuro, almeno così com’è.

Il trattato è stato siglato a Tokyo il 26 gennaio 2012 tra 22 dei 27 Stati membri dell’Unione europea tra cui l’Italia. I negoziati a riguardo erano in corso dai primi mesi del 2008 ma resi noti solo recentemente. Così come era scritto, l’accordo prevedeva che ogni paese avesse la responsabilità di scegliere gli strumenti per intervenire in caso di violazioni, ma sembrava molto probabile come conseguenza di ciò un potenziamento delle singole autorità nazionali di controllo sulle telecomunicazioni (che in Italia è l’Agcom).

La parte del trattato molto controversa era l’aumento di responsabilità per i fornitori di servizi Internet: attualmente infatti i gestori dei provider, così come dei blog e di tutte le attività legate al web 2.0, non sono considerati corresponsabili delle attività degli utenti, che liberamente accedono  alla rete. L’accordo prevedeva proprio la cancellazione di tale indipendenza: in caso di approvazione era dunque probabile che i gestori, spinti dalla paura di sanzioni, controllassero le azioni degli utenti, mettendo in pratica azioni di vera e propria censura. I promotori delle proteste si sono appellati pertanto alla possibile violazione del principio di libertà di espressione.

Per ora il pericolo sembra scampato. Ma gli interessi economici dietro al controllo del web sono ancora molto forti, e non è da escludere che qualche escamotage venga in futuro trovato.

Roberta De Carolis

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