Sopa: nuova censura per il web?

sopa

Si chiama SOPA e il suo nome sta facendo il giro del web. Si tratta della proposta di legge antipirateria, conosciuta anche come HR 3261, discussa negli Stati Uniti. La Stop Online Piracy Act insieme alla PIPA (Protect IP Act) intende a suo modo regolamentare il web, di fatto però limitando le possibilità offerte.

Presentato lo scorso 26 ottobre alla Camera dei rappresentanti Usa dal deputato repubblicano Lamar S. Smith, lo Stop Online Piracy Act va ancora oltre rispetto al provvedimento voluto da Sarkozy. In particolare, la legge, qualora venisse approvata, darebbe la possibilità ai titolari di copyright americani di agire direttamente, impedendo la diffusione di contenuti protetti. Secondo quanto si legge su Wikipedia, scesa in campo contro il provvedimento, la legge permetterebbe al Dipartimento di Giustizia americano e ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d'autore.

E le pene vanno dal divieto di intrattenere rapporti d'affari con il sito accusato delle infrazioni a quello rivolto ai motori di mantenere attivi i link verso il sito in questione o ancora la richiesta agli Internet Service Provider di bloccare addirittura l'accesso al sito web. E non è tutto. Se la legge passasse, anche lo streaming di contenuti vincolati da copyright sarebbe trattato come un reato.

Pro e contro. Secondo le voci a favore del SOPA, tali misure proteggerebbero la proprietà intellettuale, ma le voci contro sono state molto più numerose, com'è facile aspettarsi. Perché? Il nuovo provvedimento andrebbe contro il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che garantisce "la libertà di parola e stampa". Nella seconda sezione della bozza normativa, inoltre, è stato inserito un aumento delle pene per lo streaming video.

E ieri in tutto il mondo c'è stata una mobilitazione generale. Secondo quanto si legge sull'Huffington Post, sono stati oltre 8.000 i siti americani che hanno oscurato in parte o del tutto i loro contenuti per supportare la protesta contro le proposte di legge. La protesta di ieri doveva coincidere con una nuova discussione al Congresso sulla questione, ma sebbene l'udienza sia stata annullata, la protesta è andata avanti come previsto.

Nella versione in inglese di Wikipedia, ieri listata a lutto, si leggeva: "Immagina un mondo senza la libera conoscenza". Un provvedimento che snaturerebbe il web, nato libero da censure, come riportava il comunicato ufficiale di Wikipedia.

E dalla versione italiana si legge l'appoggio alla protesta: “Condividiamo con i nostri colleghi di lingua inglese le preoccupazioni sul pericolo che l'approvazione di tali leggi da parte del Congresso degli Stati Uniti potrebbe comportare per la libertà del Web in generale, e per Wikipedia in particolare, e desideriamo unire la nostra voce al coro di chi chiede che il Web stesso possa rimanere libero da censure e limitazioni, e non essere influenzato da leggi, decise da pochi, che cerchino di arginare questa libertà. In quanto utenti di un Progetto basato sulla Licenza CC BY-SA e, nel nostro piccolo, autori anche noi, siamo particolarmente sensibili ai temi del rispetto del diritto d'autore e della proprietà intellettuale, e riconosciamo che i titolari dei diritti sulle opere d'ingegno abbiano ragione nel chiedere che tali diritti vengano rispettati: Wikipedia non approva la pirateria informatica, né la giustifica in alcun modo sulle pagine dell'enciclopedia. Gran parte del lavoro degli utenti di Wikipedia consiste in effetti nell'identificare e rimuovere, con la massima prontezza e velocità, le violazioni di copyright altrui che vengano inserite nelle voci".

Anche Google, Facebook e Twitter, solo per citarne alcuni, hanno aderito alla protesta. Su Google, ieri era presente un invito a firmare una petizione contro il SOPA e anche sui social network le voci contro il provvedimento Usa non sono mancate. Intanto però, molti parlamentari hanno ritirato il loro appoggio al decreto e il testo dovrà essere rivisto e revisionato.

E voi, cosa ne pensate?

Francesca Mancuso

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