I 7 Premi Nobel che hanno rivoluzionato la Medicina

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Il prestigioso premio Nobel per la Medicina è stato conferito il 7 ottobre agli americani James Rothman, Randy Schekman e al tedesco Thomas Sudhof. Il loro merito quello di aver scoperto il traffico delle vescicole, ovvero uno dei principali sistemi di trasporto nelle cellule. Il giorno prima dell'imminente conferimento del premio per la Fisica a Peter Higgs e a Francois Englert.

La storia del Nobel ci ha abituati a veder conferire il premio a traguardi eccellenti negli studi sulla medicina. La struttura del DNA essenziale per il processo della fecondazione in vitro e numerose ricerche nel campo della biologia si sono guadagnati, negli anni e nel corso delle assegnazioni, l'importante riconoscimento. Così, dal 1901, anno della fondazione del Nobel, a oggi ben 104 premi per la medicina sono stati assegnati a 204 persone per il loro contributo determinate.

Ecco 7 dei premi che, in qualche modo, si sono rivelati essenziali per l'uomo.

Trasporto cellulare

Come anticipavamo, quello del trasporto cellulare è lo studio che si è aggiudicato il Nobel di questo 2013. Gli scienziati americani James Rothman, della Yale University, e Randy Schekman, della University of California, insieme al collega Thomas Südhof, della Stanford University, hanno infatti scoperto i principi molecolari che regolano il modo in cui le molecole riescono a giungere proprio laddove sono programmate per arrivare.

Trattamento della difterite e del tetano

stato il primo premio Nobel per la medicina ad essere stato assegnato nel 1901. Lo ottenne il ricercatore tedesco Emil von Behring grazie al suo lavoro sul metodo di trattamento delle malattie mediante l'iniezione del siero del sangue di animali immuni. La scoperta fu essenziale per curare la difterite ed altre malattie respiratorie e del sistema nervoso.

Penicillina

Può a ragione essere considerata la scoperta che ha apportato rivoluzionari progressi nel campo della medicina. È il primo antibiotico naturale, la penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928. Fleming vinse insieme al biochimico inglese Ernst Boris Chain e al patologo australiano Sir Howard Walter Florey. Il premio fu assegnato loro nel 1945. La penicillina, un derivato dei funghi, viene utilizzata per il trattamento di una serie di infezioni batteriche e, soprattutto nel corso della Grande Guerra, fu in grado di salvare migliaia di vite umane.

La doppia elica

Il 1962 conferì il Nobel a James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins per la scoperta della struttura e del significato dell'acido desossiribonucleico, in breve del DNA. Rosalind Franklin, scomparsa nel 1958, apportò significativi contributi alla ricerca sul DNA grazie alla cristallografia a raggi X. Tuttavia, non le fu mai assegnato il premio perché regola vuole che questo non venga mai assegnato a persone defunte.

Geni saltellanti

uno dei pochi Nobel per la medicina, circa 10, assegnati ad una donna. E nel 1983 fu conferito all'americana Barbara McClintock per la scoperta dei trasposoni, sequenze genetiche del DNA che possono cambiare la loro posizione nel genoma. Tra le altre donne a vincere il premio ricordiamo Gerty Cori, nel 1947, per il suo contributo alla scoperta del modo in cui il corpo si rompe e ri-crea; Elizabeth Blackburn e Carol Greider, nel 2009, per le loro ricerche sulle sequenze ripetitive del DNA, definite telomeri, e il relativo enzima telomerasi, atto a proteggere i cromosomi dal degrado.

Trattamento della tubercolosi

Nel 1952, Selman Waksman vinse per la sua scoperta relativa alla streptomicina, il primo antibiotico per la tubercolosi. All'assegnazione seguì un'accesa polemica perché Albert Schatz, co-scopritore dell'antibiotico, non fu incluso nel premio. Schatz, dunque, avvio un'aspra lotta per vedersi riconosciuto il merito della scoperta ed acquisirne i diritti di brevetto. Tuttavia, non ha mai ricevuto il Nobel.

La fecondazione in vitro

Il premio 2010 è andato al fisiologo inglese Robert Edwards per lo sviluppo della tecnica della fecondazione in vitro (IVF), ossia il processo mirato a fecondare un ovulo umano al di fuori del corpo. Un vero traguardo per la medicina poiché la tecnica prevede il monitoraggio del ciclo riproduttivo di una donna, la rimozione delle uova dalle ovaie e la seguente fecondazione in laboratorio prima di impiantare l'ovulo fecondato nell'utero della donna. La prima nata mediante tale tecnica è l'inglese Louise Brown, nel 1978. Il primo vero risultato del successo della fecondazione in vitro.

Federica Vitale

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