Science for Peace: No ai robot con licenza di uccidere

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Condannare l'uso della robotica in guerra ed arrivare presto al divieto internazionale di realizzazione di robot con "licenza di uccidere".

È questo uno degli obiettivi degli scienziati e degli uomini di cultura del movimento Science for Peace, nato su iniziativa dell'oncologo Umberto Veronesi, che il 18 e 19 novembre a Milano, nel corso della Terza conferenza mondiale, lanceranno ai governi del mondo il seguente messaggio: "Diminuire gli investimenti in armi ed eserciti, e aumentare quelli per ricerca, salute e ambiente".

Per Gianmarco Veruggio, dirigente di ricerca del Cnr, "questo sarà il secolo dei robot, che avranno una crescente autonomia. Presto avremo tra noi robot di servizio (come automi per i lavori domestici e babysitter), ma il problema più cogente è nel campo militare: esistono già droni terrestri e sistemi da indossare in grado di aumentare la vista e l’udito, e si sta pensando persino ad un supersoldato robotico. I finanziamenti ci sono e lo scenario è in via di concretizzazione".

La prospettiva di "robot autonomi dotati di armamenti, macchine con licenza di uccidere - ha aggiunto Veruggio - è un'enormità dal punto di vista del nostro sviluppo, una svolta nel progresso senza pari, con alla base un problema etico. Io credo debba essere proibita in modo assoluto la licenza di uccidere per una macchina. All’aumentare delle capacità di intervento della tecnologia, gli scienziati hanno il dovere di preoccuparsi delle conseguenze delle proprie ricerche".

È per questo che Veruggio ha coniato anche il termine “roboetica”, al fine di promuovere uno sviluppo della robotica verso la pace.

Antonino Neri

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