La stella che divora il pianeta (VIDEO)

Nana bianca divora pianeta

È stato attirato da una stella, una nana bianca, che dopo averlo fatto a pezzi lo ha divorato. È finita così la vita di una piccola terra, che è diventata il pasto di una creatura cosmica più grande di lei. I suoi resti? Una grande quantità di raggi X.

Ad aver ricostruito il “banchetto” stellare è stato uno studio guidato da Melania Del Santo (INAF-IASF di Palermo). Non tutti i sistemi solari sono organizzati come il nostro. Alcuni sono più instabili, soprattutto nelle zone centrali degli ammassi globulari è possibile che i pianeti non siano legati gravitazionalmente ad una particolare stella, muovendosi liberamente da una all'altra.

Con esiti non sempre felici. Come nel caso studiato da un team di ricercatori guidato da Del Santo, insieme a colleghi dell’Università del Salento, dell’Università di Milano, dell’INFN e dell’INAF-IASF di Bologna. Gli scienziati hanno notato che un piccolo pianeta è stato attirato da una forza invisibile nelle vicinanze di una stella nana bianca, che lo ha disintegrato e lo ha fagocitato lasciando come avanzi dei raggi X.

La storia di questa scoperta ha inizio ad agosto del 2011, quando il satellite per astronomia nei raggi X e gamma INTEGRAL dell'Agenzia Spaziale Europea scopre una nuova sorgente X, chiamata IGR J17361-4441 nell’ammasso globulare NGC 6388, che si trova nella Via Lattea a circa 40.000 anni luce da noi.

Abbiamo rianalizzato le osservazioni di questa sorgente effettuate dal telescopio spaziale della NASA Swift, che aveva seguito l’oggetto per circa 200 giorniha spiegato Del Santo, primo autore dello tudio in pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

La luminosità nei raggi X di IGR J17361-4441 rimaneva costante per una trentina di giorni per poi decrescere nei successivi 50 con un andamento tipico di un ‘classico’ Tidal Disruption Event (TDE), ovvero un evento di distruzione mareale di una stella su un buco nero supermassiccio. Ma i buchi neri supermassicci si trovano nelle regioni centrali delle galassie, non in ammassi di stelle come NGC 6388”.