Ecco cosa accadrebbe se la Terra venisse risucchiata in un buco nero

Terra buco nero

Le onde gravitazionali esistono, ormai sono state osservate. Grande scoperta della scienza, che dimostra ora in modo inequivocabile le teorie di Einstein. E ora scienza e fantascienza rischiano di sovrapporsi. Viaggi nel tempo, universi paralleli, immagini che ci riportano a dimensioni cinematografiche, ma, chissà, forse concrete in un futuro ancora di là da venire. Ma cosa accadrebbe davvero se la Terra finisse in un buco nero?

Il fisico Kevin Pimbblet, Senior Lecturer presso l’Università di Hull (UK), ha scritto un lungo post su ‘The Conversation’, nel quale spiega cosa dice la fisica attualmente, a prescindere dai sogni e dalle fantasie di molti autori di libri e film.

Ci sono tre proprietà di un buco nero che sono (in linea di principio) misurabili: massa, rotazione (o momento angolare) e carica elettrica, scrive lo scienziato. In effetti, questi sono gli unici tre parametri che un osservatore esterno potrebbe conoscere, visto che tutte le altre informazioni si perdono.

Il buco nero è d’altronde, come è noto, un concentrato di forza di gravità. Per questo l’effetto più “semplice” che avverrebbe se stessimo troppo vicino ad uno di questi “mostri dell’Universo” è quello noto con il nome di ‘Spaghettificazione’. Saremo cioè risucchiati come uno spaghetto aspirato dalla nostra bocca. Ma non solo. Tutto, inclusa la Terra, assumerebbe proprio la forma di uno spaghetto, o comunque una forma allungata, a causa del potente effetto di aspirazione.

Ma qual è il limite? Il punto esatto in cui queste forze diventano impossibili da vincere dipende dalla massa di un buco nero. Per uno “ordinario”, prodotto dal collasso di una stella di massa elevata, questo potrebbe essere diverse centinaia di chilometri di distanza dall’orizzonte degli eventi, il punto oltre il quale nessuna informazione può sfuggire a un buco nero.

Ma per uno di massa eccezionale, come quello che si trova al centro della nostra galassia, un oggetto potrebbe facilmente affondare sotto l’orizzonte anche prima di “spaghettificarsi”, ad una distanza di molte decine di migliaia di chilometri dal suo centro. E ad un osservatore distante, al di fuori dall’orizzonte degli eventi, sembrerebbe che abbiamo progressivamente rallentato e che siamo poi svaniti nel tempo.