Voyager 1: il primo dispositivo della storia a varcare la soglia dello spazio interstellare

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Fu lanciata nel 1977 e solo oggi, dopo 33 anni, la sonda Voyager 1 sta per diventare il primo oggetto ideato e costruito dall’uomo a varcare i confini dello spazio interstellare. In questo momento, la sonda ha acquisito anche un altro primato, ossia quello di essere anche il veicolo spaziale più lontano dalla Terra. Si parla di 115 volte la distanza tra il Sole e il nostro pianeta, cioè 115 Unità Astronomiche che, tradotte in un linguaggio comprensibile a tutti, diventano 16 miliardi di chilometri.

Quando fu progettata, Voyager era stata ideata per esplorare Giove e Saturno. Ma fu anche considerata un messaggero dell’umanità poiché trasportava con sé un disco d’oro, il Voyager Golden Record, sul quale furono registrati immagini e suoni provenienti dalla Terra. Questo disco rappresentò dall’inizio una sorta di biglietto da visita nel caso fosse stato intercettato da qualsiasi sorta di forma di vita.

Oggi si parla della sonda e del suo avvicinarsi ai confini dello spazio. Sebbene non sia così semplice immaginare confini nel cosmo. L’affermazione, dunque, si riferisce al fatto che Voyager si è avvicinata nella zona in cui il vento solare, ossia lo sciame di particelle solari, gradualmente si affievolisce, smettendo di guidare la sonda. Gli esperti del Jet Propulsion Laboratory della Nasa affermano quindi che possa trovarsi nell’area denominata “eliopausa”, la zona nella quale il vento solare viene letteralmente bloccato da un enorme campo magnetico generato da una supernova esplosa qualcosa come 10 milioni di anni fa. Ad ogni modo, le linee di demarcazione del sistema solare sono, per gli astronomi, quelle che delineano lo spazio in cui, appunto, è presente il vento solare.

La sonda ha una sorella, Voyager 2, che in questo momento viaggia a 14 miliardi di chilometri da noi. Ci vorrà almeno un anno di lavoro di analisi sui dati affinché si abbia la conferma che Voyager 1 abbia attraversato l’eliopausa. Dopo questo passaggio di demarcazioni indefinibili, entrambe le sonde continueranno la loro esplorazione. Almeno fino a quando le batterie, dotate di un’alimentazione termonucleare, saranno in grado di trasmettere dati, dunque fino al 2020 o 2025.

I primi dati inviati da Voyager 1 presentano un quadro rivoluzionario delle teorie finora sostenute. Quelle, per intendersi, che sostenevano come le particelle emesse dal Sole non subissero cambiamenti in prossimità dell’eliopausa. A quanto pare, esisterebbe un confine tra il flusso caldo del vento solare e il freddo interstellare. E l’ingresso in questo spazio ancora del tutto inesplorato avverrebbe in modo graduale e progressivo.

Afferma Mauro Messerotti, fisico solare dell’Inaf, che “i modelli concettuali finora utilizzati prevedevano un passaggio brusco, netto, tra guaina eliosferica ed eliopausa. La Voyager 1 sta invece viaggiando da tre anni in una zona intermedia. Non c’è quindi quella discontinuità improvvisa che ci si attendeva.

Federica Vitale

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