Misuriamo le distanze dell'universo con una lampadina

lampadina

I telescopi terrestri e astronomici sono ormai all'avanguardia grazie alle nuove tecnologie. C'è un limite, tuttavia, nell'osservazione dell'universo dalla Terra: l'atmosfera.

Tale strato, infatti, assorbe parte della luce e può influire negativamente sulle misurazioni effettuate dai telescopi, compresi quelli in orbita, visto che nonostante non si trovino all'interno dell'atmosfera, ne subiscono in parte gli effetti.

Come ovviare al problema? La soluzione, come spesso avviene, è la più semplice ed è stata proposta da Justin Albert dell'Università di Victoria in Canada. Lo studioso è partito dalla considerazione che per ottenere dati veramente precisi, bisognerebbe sapere quanta luce viene assorbita. Come fare? Semplice: mandando una lampadina in orbita.

Si tratterebbe di una sorta di unità di misura dell'assorbimento della luce. Gli astronomi infatti conoscendo quanta luce emette la lampadina e studiando da Terra, potrebbero calcolare la quantità di luce assorbita dall'atmosfera, riapplicando i calcoli in un secondo momento allo spazio più profondo.

Secondo Albert, si potrebbe usare una lampadina standard da 25 watt, che brillerebbe nello spazio come una stella di magnitudine 12,5, oggetto piuttosto debole ma comunque facilmente identificabile dalla maggior parte dei telescopi.

Per quanto possa sembrare bizzarra, l'idea della lampadina in giro per lo spazio non lo è affatto, e potrebbe agevolare il lavoro dei satelliti. In realtà, i telescopi le utilizzano già. Hubble, ad esempio, ha a bordo lampadine al tungsteno e a idrogeno. Il problema è che la loro luminosità potrebbe variare con gli sbalzi di temperatura. Ecco perché servirebbe una lampadina nello spazio.

Il suo uso, inoltre, potrebbe aiutare a misurare l'espansione dell'universo. Gli astronomi hanno utilizzato a lungo come variabili le Cefeidi, perché pulsano ad un ritmo in qualche modo 'standardizzato'. Ma attraverso la lampadina, misurando la brillantezza di un corpo celeste dalla Terra, se ne potrebbe misurare la distanza.

Un'idea brillante, non credete?

Francesca Mancuso

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