Il mondo in cui viviamo è reale o una finzione? Ce lo svela un test

matrix realtà

Un test per scoprire se il mondo nel quale viviamo è realtà o puro frutto della simulazione operata da un computer: è quanto messo a punto da un gruppo di fisici guidati da Silas Beane dell'Università di Washington, secondo quanto riportato da Discover.

Il punto di partenza di questa singolare prova sono gli interrogativi che inevitabilmente possiamo porci dopo la visione del film Matrix.

Domande che l’uscita del celebre film con Keanu Reeves ha reso ancora più attuali, ma che in realtà sono alla base della riflessione filosofica di tutti i tempi: in che modo possiamo sapere se quello che vediamo è reale oppure ogni cosa che ci circonda non ha un fondamento al di fuori della nostra mente? Il test proposto dai ricercatori è stato definito “il test del raggio cosmico”. Esso parte dall'idea che ogni simulazione dell’universo richiederebbe di essere costruita al di fuori del reticolo terrestre, proprio come le immagini della televisione vengono costruite a partire dai pixels.

I ricercatori hanno poi calcolato che questa simulazione richiederebbe che le particelle più veloci – o raggi cosmici – bombardino sempre la Terra con una quantità massima di energia. E dunque, secondo quanto hanno supposto Beane ed i colleghi, se osserviamo una quantità massima di energia per i raggi cosmici che bombardano la terra, ciò dovrebbe fornire la conferma che davvero stiamo vivendo in una simulazione, che la realtà che ci circonda non è altro che un frutto della nostra immaginazione.

Raggiunto questo risultato, cosa cambia, concretamente, nella vita di ogni giorno? Ben poco, a giudizio di Beane, che afferma “Apprendere che sto vivendo in una simulazione non farebbe per me molta differenza rispetto al credere che l’universo sia iniziato con il Big Bang”.

Come dire che lo stesso test è stato compiuto per soddisfare una mera curiosità scientifica, che non porta però a cambiamenti sostanziali nel modo di approcciare alla realtà. Le conclusioni cui sono giunti Beane e gli altri ricercatori non placano però l'ansia dei filosofi, i quali trovano, nel test e nelle conclusioni raggiunte, una serie di punti irrisolti. Il test, ad esempio, suppone che ogni simulazione dell’universo avrebbe bisogno di venire costruita a partire da un reticolo; non si può escludere, però, che la mente suprema che ha architettato la simulazione abbia individuato un modo più avanzato per realizzarla.

Vi è inoltre la possibilità che la realtà e la realtà simulata siano indistinguibili sul piano della percezione: se fosse questo il caso, allora nessun test sarebbe sufficiente. Come in un videogioco, saremmo costretti a tornare al quadro di partenza, all’inizio degli interrogativi, il punto in cui, inevitabilmente, gli scienziati devono lasciare il posto ai filosofi.

Francesca Di Giorgio

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